In quetsa guida tratteremo le aperture usando dei concetti generali in modo da essere in grado di giocare qualsiasi apertura in modo corretto.
Qualsiasi schema scegliete di giocare cercate di mettere in pratica questi 7 punti cardine redatti seguendo i consigli del grande campione del mondo
Jose Raul Capablanca
I principi dell’apertura
1. - Primo consiglio: Sviluppate presto i pezzi evitando le debolezze posizionali .
2. - Secondo consiglio: Effettuate lo sviluppo in funzione del centro
3. - Terzo consiglio: Evitate di muovere due volte lo stesso pezzo
4. - Quarto consiglio: Evitate di perdere materiale senza un chiaro compenso posizionale
Altri punti seguono nella seconda parte
L’apertura è la prima fase del gioco (le altre sono il medio gioco e il finale) e finisce di solito dopo 10 o 15 mosse, anche se talune varianti sono state teorizzate fino a 20 - 25 mosse.
Qual è l’obiettivo che il giocatore deve porsi in questa fase del gioco?
I principianti cercano di procurarsi un vantaggio materiale appena possono, catturando questo o quel pedone. Altri cercano invece subito l’attacco al Re e magari lo scacco matto. Naturalmente il giocatore più esperto sa benissimo che in apertura non sono questi gli obiettivi da perseguire, poiché essi o sono illusori o presuppongono qualche grosso errore da parte dell’avversario.
In apertura l’obiettivo generale è:
RAGGIUNGERE UNA BUONA POSIZIONE NEL MINOR TEMPO POSSIBILE
Ma che cos’è una buona posizione? Per ora definiamola semplicemente come la posizione in cui tutti i pezzi sono collocati nel migliore dei modi per esercitare funzioni offensive e difensive.
Questa definizione non ci dice molto, tuttavia ci fa comprendere che la fase dell’apertura è una fase preparatoria e che non dobbiamo pretendere da essa più di quello che ci può dare. Non è importante aggredire l’avversario, ciò che conta è semplicemente trovare un buon posto per i nostri pezzi e farlo il più velocemente possibile.
Tutto qui.
Capablanca ci ha lasciato alcuni consigli sul trattamento
generale delle aperture. Sono consigli un po’ sparsi, ma preziosi.
1. - Primo consiglio:
Sviluppate presto i pezzi evitando le debolezze posizionali.
Qui con l’espressione “debolezze posizionali” dobbiamo intendere quelle case (le caselle vuote) o quei punti (le caselle occupate da materiale) che non possono più essere controllate da un pedone.
Osservate questa posizione:
I PRINCIPI DELL’APERTURA
diagramma 1
Questa strana posizione deriva dalle mosse:
1.e4 e5 2.c4 Cf6 3.d3 b6 4.Cf3 d6
Le debolezze posizionali del Bianco sono la casa d4 e il punto d3.
Le debolezze del Nero sono le case a6 e c6.
Queste caselle (case o punti) si considerano deboli poiché non possono più essere difese da un pedone.
Quando Capablanca consiglia di evitare le debolezze posizionali, si riferisce alle debolezze gratuite, senza alcun compenso. Infatti vi sono aperture che accettano consapevolmente qualche debolezza, ma in questo caso vi sono altri fattori che la compensano (attività dei pezzi, difendibilità della posizione, oppure possibilità di attacco...).
La difesa Est-Indiana o Indiana di Re è un chiaro esempio di apertura che accetta una debolezza posizionale.
diagramma 2
La posizione deriva dalle mosse:
1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 Ag7 4.e4 d6 5.f3 0-0 6.Ag5 c5 7.d5 e6 8.Dd2 exd5 9.Cxd5 Ae6 10.Cc3
Le case deboli del Bianco sono la d3 e la d4, tuttavia non si tratta di debolezze gravi in quanto sono facilmente difendibili. Molto più importante sono le debolezze in d5 e in d6 del Nero. Soprattutto preoccupa il punto d6 che appare poco difendibile.
Ma allora, dobbiamo considerare la posizione svantaggiosa per il Nero?
Una volta si pensava che fosse proprio così, ma in seguito si cominciò a capire che l’attività dei pezzi neri compensava ampiamente la debolezza in d6. Il Nero, infatti, non ha alcuna intenzione di difendere la sua debolezza, ma è disposto ad abbandonare il pedone d6 all’avidità del Bianco per sferrare un rapido attacco sul lato di Donna e al centro.
Ad esempio dopo 10.Cc3 la partita potrebbe continuare
così:
10… Cc6 11.Td1 a6! 12.Dxd6 Da5 13.Ae3 Cd4 14.Axd4? cxd4
15.Dxd4 Cd5
Si vede chiaramente che il Bianco è in difficoltà.
Tutto questo per dire che capita abbastanza di frequente incontrare aperture che contravvengono a questo o quel principio generale, ma quando ciò avviene è sempre presente qualche altro fattore che compensa la lacuna e che la teoria ha ben analizzato. Voi, nel vostro gioco, cercate di seguire i principi che sono qui esposti, senza lasciarvi deviare da stravaganze ingiustificate. Rendetevi padroni sicuri di questi principi, e solo dopo che li avrete pienamente assimilati e messi in pratica potrete cominciare a formarvi un repertorio di aperture che caratterizzerà il vostro gioco.
Siete pertanto invitati a provare le prime mosse di molte aperture, senza approfondire troppo lo studio di alcuna di esse. In questo modo non rischierete di affidarvi a un’apertura in modo passivo e poco consapevole, e nel frattempo consoliderete la conoscenza dei principi generali.
Insistiamo molto su questo punto, poiché troppe volte abbiamo visto giocatori preparatissimi (?) in una certa apertura crollare davanti a una banale deviazione dell’avversario, quando la semplice applicazione di un principio generale avrebbe permesso di proseguire dignitosamente il gioco.
Capablanca raccomanda dunque di sviluppare rapidamente i pezzi e di evitare la formazione di buchi nei quali possa trovare accomodarsi un pezzo avversario, che poi non riusciamo più a cacciare. Naturalmente se riusciamo noi a causare debolezze nello schieramento avversario, tanto di guadagnato.
Eccovi un esempio tratto da una partita di principianti:
diagramma 3
La posizione deriva dalle mosse:
1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.dxc5 e6 4.Cc3 Axc5 5.Ae3? Axe3 6.fxe3
Osservate la differenza di posizione tra i due colori.
Il Nero non ha praticamente debolezze che possino destare preoccupazioni (appena sarà riuscito a spingere il pedone d7-d5 anche la debolezza in d6 sarà scomparsa). Al contrario il Bianco troverà grandi difficoltà a proteggere i due pedoni doppiati e a tenere il controllo della casa e4, questo perché ha consentito il cambio dell’Alfiere in un punto infelice.
Osserviamo tuttavia una cosa. Se adesso il Nero volesse liberarsi subito della debolezza in d6 eseguendo la spinta d7-d5, finirebbe a restare con buchi ben peggiori. Ad esempio:
6… d5 7.cxd5 Cxd5 8.Cxd5 Dxd5 9.Dxd5 exd5 10.0-0-0
diagramma 4
Il Nero è destinato a soffrire non poco per difendere il pedone d5.
Tutto il vantaggio posizionale che aveva è sfumato.
Il Nero, prima di spingere in d5 deve incrementare il più possibile il controllo delle case centrali bianche, sfruttando anche la difficoltà che ora il Bianco ha nello sviluppare l’Af1. Perciò va bene b6 e poi Ab7.
2. - Secondo consiglio:
Effettuate lo sviluppo in funzione del centro
Con la parola “centro” s’intende solitamente il quadrato formato dalle case d4, d5, e4, e5.
Questo è il “centro stretto”, poi esiste anche il “centro largo” formato dal quadrato compreso tra le case c3, c6 e f3, f6. In ogni caso quando useremo la parola “centro”, senza altre specificazioni, ci riferiremo sempre al “centro stretto”.
Capablanca raccomanda di effettuare lo sviluppo in funzione del centro. Che cosa significa?
Significa che in apertura ogni mossa deve mirare o all’occupazione di alcune case centrali (per mezzo dei pedoni - scuola classica), o al controllo da lontano con i pezzi (sistema indiano - scuola ipermoderna).
In seguito vedremo molti esempi concreti dati dalle aperture, qui interessa di più capire perché il centro è tanto importante. L’esempio più evidente è quello di un Cavallo piazzato mettiamo in e4 e di un altro sistemato in a1. Il Cavallo in e4 ha otto case a disposizione in cui saltare, quello in a1 ne ha soltanto due. Ciò significa che il Cavallo in e4 esplica il massimo dell’attività e ha anche una mobilità maggiore, potendo muovere in molte case diverse. Al contrario il Cavallo in a1 esercita un controllo molto limitato e ha talmente poca mobilità che un Re o una Donna avversaria giunta in b2 può catturarlo.
Possiamo quindi affermare che i pezzi nel centro esplicano la massima attività e hanno la massima mobilità rispetto a quelli laterali (o peggio angolari); è come se valessero di più. Ma noi sappiamo che per portare un pezzo in una casa occorre averne il controllo, di qui la necessità di lottare per la conquista del centro.
Un discorso diverso va fatto per i pedoni che occupano il centro. Questi pedoni hanno due funzioni principali, la limitazione del movimento avversario e la funzione di avamposto.
I pedoni piazzati nel centro controllano importanti case nel campo avversario e impediscono ai pezzi avversari di transitarvi. Talvolta possono essere spinti talmente a fondo da tagliare quasi del tutto le comunicazioni avversarie da un lato all’altro della scacchiera.
Eccone un esempio:
diagramma 5
Questa posizione è un po’ esagerata per esemplificare l’idea, tuttavia
posizioni simili non sono estremamente rare.
Notate la difficoltà dei pezzi neri a passare da un lato all’altro della scacchiera e come i pedoni ne limitino fortemente i movimenti.
I pedoni centrali svolgono anche egregiamente la funzione di avamposti utili a sostenere i nostri pezzi avanzati.
diagramma 6
Il Cavallo bianco è ottimamente sostenuto nella sua posizione aggressiva dal pedone d5.
Se pure il Nero riuscisse cambiarlo con il proprio, il Bianco otterrebbe un forte pedone libero e avanzato.
3. - Terzo consiglio:
Evitate di muovere due volte lo stesso pezzo
Questo consiglio è in stretto rapporto con il fattore tempo. È chiaro che il tempo impiegato per muovere per la seconda volta un pezzo è un tempo sottratto allo sviluppo di un altro pezzo.In genere l’occasione di muovere due o più volte lo stesso pezzo in apertura avviene quando c’è la possibilità di catturare un pedone, avviare un attacco, oppure quando si debba mettere in salvo il pezzo.
Nel primo caso è necessario prestare attenzione che il guadagno sia effettivamente tale, vale a dire che non offra al nostro avversario un compenso in termini di sviluppo e posizione.
Nell’esempio che segue uno dei due giocatori commette una svista e non si accorge che uno dei suoi pedoni centrali (e quindi un pedone alquanto importante) può essere catturato. Tuttavia l’avversario non si precipita a catturarlo, proprio per non perdere tempi di sviluppo e soprattutto per non corrompere la propria posizione.
diagramma 7
1.d4 d5 2.c4 e6 3.cxd5 exd5 4.Cc3 c6 5.Af4 Cf6 6.e3 Db6 7.Dc2 Ch5?
Il Nero ha mosso due volte il Cavallo, contravvenendo al consiglio di Capablanca, e se adesso il Bianco volesse mettere in evidenza la perdita di tempo, potrebbe giocare:
8.Axb8 Txb8
(Il Bianco ha mosso due volte l’Alfiere, ma il tempo perduto si compensa con quello impiegato dalla Torre nera, infatti la mossa Txb8 non è una mossa di sviluppo).
9.Ad3
Il vantaggio di sviluppo del Bianco è evidente.
Il Nero però, con la sua ultima mossa Ch5, non si è accorto che il pedone d5 è in presa, a causa dell’inchiodatura del difensore c6. Ma che cosa succederebbe se il Bianco si precipitasse a catturarlo?
diagramma 8
La posizione si determina alla fine della variante:
8.Cxd5?! Da5+ certo non è piacevole 8…cxd5 9.Dxc8+ 9.Cc3 Cxf4 10.exf4 Af5 11.Dd2 Ab4
Il Bianco ha un pedone in più ma la debolezza del pedone d4, la doppiatura dei pedoni f2 e f4, il ritardo di sviluppo rendono pessima la sua posizione.D’altra parte vediamo che il Cavallo bianco ha mosso troppe volte per andare a catturare il pedone:
da b1 in c3, poi in d5 e quindi di nuovo in c3. Tre mosse perdute in apertura sono un’enormità.
Per questa ragione il Bianco ha preferito molto saggiamente ritirare l’Alfiere in g3, così che se il Nero avesse insistito nel volerlo catturare, si sarebbe aperta la linea ‘h’ per il gioco della Torre.
diagramma 9
La partita continuò con
8.Ag3 Cxg3 b9.hxg3 h6?
Questa è una svista: il Nero non si è accorto del pedone d5 in presa.
10.Cxd5 Da5+ 11.Cc3
Alla fine il pedone è stato catturato, ma che differenza dalla variante precedente! La struttura dei pedoni è in ordine, i tempi persi nella cattura del pedone si sono compensati con le mosse inutili del Nero (Cf6-h5-f4, h6, Db6-a5), così che ora si può dire che a gioco corretto il vantaggio del Bianco è ormai un vantaggio vincente.
Una seconda ragione per muovere due volte un pezzo ci può derivare dal desiderio di sferrare un attacco. Questa è, in assenza di gravi errori dell’avversario, una strategia del tutto sconsigliabile. Un attacco prematuro viene facilmente parato e l’attaccante si trova quasi sempre in grande ritardo di sviluppo. Osservate come in questa famosa partita il Nero, pur essendo un forte maestro, commette l’errore di portare troppo presto i suoi pezzi in attacco e sia quindi punito da un contrattacco fulmineo (reso possibile dal vantaggio di sviluppo concesso all’avversario).
diagramma 10
Reti - Tartakover
Vienna 1910
1.e4 c6 2.d4 d5 3.Cc3 dxe4 4.Cxe4 Cf6 5.Dd3 e5 6.dxe5 Da5+ 7.Ad2 Dxe5 8.0-0-0 Cxe4??
Siamo giunti alla posizione critica. Il Bianco muove e vince.
La mossa 4.Cxe4, che muove due volte lo stesso pezzo, non costituisce una perdita di tempo in quanto si compensa con la precedente mossa del Nero.
Al contrario la manovra del Nero 6…Da5+ e 7…Dxe5 è una perdita di tempo in quanto aiuta il Bianco a sviluppare un pezzo (7.Ad2). Ma il secondo movimento dello stesso pezzo, 4…Cf6 e 8…Cxe4, è una perdita di tempo addirittura catastrofica. Infatti il Bianco chiude in un baleno la partita con
9.Dd8+ Rxd8 10.Ag5+ Rc7 (10… Re8 11 Td8 matto ) 11.Ad8 matto
In definitiva, perché ha perso il Nero? La ragione principale consiste nell’attacco prematuro. La spinta in e5 con la manovra di Donna per recuperare il pedone, l’avanzata del Cavallo in campo nemico, sono stati attacchi che hanno portato solo ad avvantaggiare l’avversario nello sviluppo. Se osservate la posizione del diagramma 10, un attimo prima della combinazione, vedete che il Bianco ha già arroccato, ha una Torre già sistemata sulla colonna aperta, ha la Donna e l’Alfiere già sviluppati, mentre il Nero ha solo un Cavallo instabile e una Donna in posizione insicura (facilmente attaccabile dal Cg1-f3 o dalla spinta f2-f4). Anche se non ci fosse stata la combinazione fulminante, il Bianco era ormai in una posizione di grande vantaggio.
La terza ragione per muovere due volte lo stesso pezzo può poi essere quella di metterlo in salvo. È chiaro che non ci lasceremo catturare un pezzo solo perché non vogliamo perdere un tempo, ma è altresì chiaro che dobbiamo evitare di trovarci in questa condizione. Un esempio di apertura dubbia in questo senso è la difesa Marshall (una difesa che spesso i principianti adottano senza rendersene conto):
diagramma 11
Difesa Marshall
1.d4 d5 2.c4 Cf6 Era meglio 2…e6, 2…c6, oppure 2…dxc4.
3.cxd5 Cxd5 4.e4 Cb6 5.Cf3
Il Bianco ha già occupato il centro con due pedoni e tutti i suoi pezzi sono pronti a entrare in gioco.
Il consiglio di Capablanca di non muovere due volte lo stesso pezzo in apertura è dunque ben motivato, tuttavia non va considerato come una regola assoluta. Ci sono aperture che prevedono sviluppi di pezzi che si articolano forzatamente in due mosse (come, ad esempio, Cb8-a6-c7), ma si tratta di impianti ben studiati dalla teoria. In generale è meglio attenersi al consiglio di Capablanca.
4. - Quarto consiglio:
Evitate di perdere materiale senza un chiaro compenso posizionale
Questo consiglio sembra un consiglio lapalissiano.
E chi mai sceglierebbe consapevolmente di perdere materiale senza un qualche compenso (se non reale, almeno nelle intenzioni)?
In verità questo consiglio ai tempi di Capablanca, in cui l’influsso romantico era ancora molto forte, era pienamente giustificato, ma anche adesso ci sono giocatori che si lasciano mangiare i pedoni come caramelle nel tentativo di arrivare al matto in apertura.
Nell’Ottocento, prima che gli insegnamenti di Steinitz si diffondessero, i pedoni erano considerati più che altro un ingombro e gli scacchisti cercavano di liberarsene molto presto, anche sacrificandoli, pur di aprire le linee per i propri pezzi (e ciò in chiaro dispregio dell’insegnamento di Philidor che già un secolo prima aveva definito il pedone “l’anima degli scacchi”). Sorsero in quel tempo un’infinità di gambetti in cui si cedevano uno o anche due pedoni per avvantaggiarsi nello sviluppo. Di questi gambetti, solo pochi hanno superato la corrosione del tempo; nella maggioranza dei casi la teoria ha mostrato le corrette linee di difesa, così che chi ha sacrificato i pedoni alla fine non si è ritrovato altro che con un’inferiorità di materiale.
Il consiglio di Capablanca è dunque quello di non cedere a cuor leggero neppure un pedone, a meno che la contropartita posizionale sia del tutto chiara (ecco allora che non va bene sacrificare materiale in apertura solo per ottenere una posizione confusa).
Per esemplificare questo paragrafo, vediamo un gambetto dubbio (soprattutto nella variante che proponiamo) e un gambetto corretto.
Il gambetto dubbio:
diagramma 12
Gambetto di Budapest
1.d4 Cf6 2.c4 e5 3.dxe5 Cg4 Il Cavallo ha mosso due volte.
4.Af4 Ab4+ 5.Cd2 d6 ?! 6.exd6 Df6
Il Nero ha offerto già due pedoni e ora ne offre un terzo che chiaramente non si può accettare
(7.dxc7? Dxf4! 8.Ch3 Axd2+ 9.Dxd2 Dxd2+ 10.Rxd2 Cc6 e il Bianco ha un pezzo in meno).
L’attacco del Nero è però prematuro e il sacrificio dei due pedoni non gli hanno dato un vantaggio posizionale sufficiente. Infatti il Bianco deve solo giocare qualche mossa difensiva adeguata per trovarsi invantaggio:
7.Ch3! Cxf2 8.Rxf2 Axh3 9.g3 Axf1 10.Txf1 Axd2 11.Dxd2 g5 12.De3+ Rf8 13.De5 il Bianco è in chiaro vantaggio.
Certo un gioco simile può qualche volta cogliere impreparato l’avversario e dare la vittoria al Nero, ma non conviene affidarsi troppo a trappole che facilmente possono ritorcersi contro chi le propone.
Vediamo invece un gambetto che si può ritenere posizionalmente corretto e che viene giocato anche in tornei di alto livello:
diagramma 13
Gambetto Benko
1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5 4.cxb5 a6 5.bxa6 Axa6 6.Cc3 d6 7.e4 Axf1 8.Rxf1 g6 9.g3 Ag7 10.Cf3 0-0 11.Rg2 Cbd7
Il Nero ha sacrificato un pedone, ma, a differenza del caso precedente, non l’ha fatto per sferrare un attacco violento. Il sacrificio è servito in primo luogo per guadagnare tempi sullo sviluppo (infatti ha costretto il Bianco a perdere alcuni tempi per portare il Re al sicuro), in secondo luogo ha ottenuto una posizione ottimale per mettere sotto pressione i due pedoni isolati del Bianco. Adesso infatti il Nero proseguirà sistemando i pezzi pesanti sulle colonne ‘a’ e ‘b’, quindi coordinerà i Cavalli e il forte Alfiere in fianchetto per aggredire con energia i due pedoni. Se riuscirà a farne cadere uno le sue probabilità di vittoria saranno notevolmente accresciute. Insomma, con questo sacrificio il Nero si è assicurata un’iniziativa pericolosa e duratura.
Possiamodire che il sacrificio è ampiamente compensato dai vantaggi posizionali.
Capablanca vi mette dunque in guardia dai sacrifici avventati, non sufficientemente motivati da vantaggi posizionali, certo non vi invita a comportavi come vecchi avari che, cascasse il mondo, non cederebbero mai neppure un soldino.
Adesso potete passare allo studio della seconda parte andando qui:
http://blog.chess.com/LucaArd/apertute-parte-2