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La ricerca della mossa migliore: elementi preliminari di riflessione (introduzione)

La ricerca della mossa migliore: elementi preliminari di riflessione (introduzione)

SouthForce
Aug 16, 2010, 2:07 PM 1

Di seguito riporto l'introduzione di un lavoro che un giorno spero di ultimare Wink il cui titolo è: "La ricerca della mossa migliore negli scacchi: elementi  preliminari di riflessione". Esso è ovviamente indirizzato ai giocatori principianti e prende spunto da qualche lettura che ho trovato personalmente più interessante delle altre.

Buona lettura!

 

1. INTRODUZIONE

Consideriamo la posizione del diagramma.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


Il Bianco è indietro a livello di materiale (il Nero ha un cavallo e un alfiere in più) ma, a prima vista, avrebbe la possibilità di ridurre il gap di materiale con mosse abbastanza evidenti, come ad esempio exf7+, Axg7 oppure Dxh6.

Questa visione abbastanza ragionieristica della posizione è uno dei tipici errori del giocatore inesperto che, nella maggior parte delle volte in cui deve decidere quale mossa scegliere, non si cura minimamente delle minacce portate dall’avversario. Infatti:

-         dopo 1. Axg7, seguirebbe 1. … De4+ 2. Rg1 Ce2+ 3. Txe2 Dxh4 e il Nero cattura la Donna e si avvia ad una facile vittoria;

-         dopo 1. Dxh6, seguirebbe 1. … De4+ 2. Tg2 Dxg2# addirittura con matto del Nero;

-         dopo 1. exf7+, una continuazione potrebbe essere 1. … Txf7 2. Te2+ Rd7 3. Dg4 d4 4. f6+ Rd6 5. Te4 Tc7 6. Txf4 Axf4 7. Dxf4+ Rd7 8. Dg4+ Rd6 con gioco più o meno pari e partita ancora aperta.

Pertanto delle tre possibili mosse del Bianco citate in precedenza due sono evidentemente da scartare (Axg7 e Dxh6), l’altra (exf7+) lascia ancora spiragli di gioco ma di sicuro non fornisce al Bianco certezza di vittoria.

Poniamoci ora una prima domanda e chiediamoci se nella natura di queste mosse ci siano già degli elementi caratteristici che possano aiutare la nostra capacità di valutazione.

Un primo aspetto che chiaramente emerge è che le mosse Axg7 e Dxh6 non impediscono al Nero di portare avanti i propri piani e di giocare la devastante De4+, che rappresenta la principale minaccia di cui al momento di muovere il Bianco avrebbe dovuto tenere conto. Diremo pertanto che le due mosse non hanno un carattere “forzante”, nel senso che pur subendo una perdita di materiale il Nero ha la possibilità di rispondere scegliendo a sua volta liberamente la mossa migliore che porterà poi alla vittoria.

L’altra mossa exf7+ è invece evidentemente una mossa forzante, in quanto a causa dello scacco il Nero ha ora poche mosse tra cui scegliere e certamente non può muovere la Donna in e4: il Nero in altre parole è “forzato” ad eseguire solo determinate mosse. E’ questa costrizione del Nero la chiave di sopravvivenza del Bianco che in tal modo, mossa dopo mossa, impedisce al Nero di concretizzare le proprie minacce e pertanto rientra in partita.

La presenza di una successione di mosse forzanti (come può essere ad esempio uno scacco) e di conseguenti mosse forzate a partire da una data posizione è una delle chiavi di successo di una partita. Non ci vuole molto a comprendere che se si riesce a costringere l’avversario a giocare solo mosse forzate (mantenendo così l’ “iniziativa”), togliendogli la possibilità di una libera scelta, si può fare sostanzialmente anche a meno di preoccuparsi delle sue minacce.

Torniamo alla posizione del diagramma e reindossiamo nuovamente i panni del Bianco nel momento in cui sta valutando la mossa da giocare.

Il Bianco ha 38 possibili mosse legali tra cui scegliere e deve ponderare bene la scelta perché è in netto svantaggio di materiale e il suo avversario sta per sferrare un attacco decisivo. Supponiamo di voler aiutare il Bianco suggerendogli una semplice regoletta da seguire sulla base delle considerazioni fatte in precedenza: “Non giocare subito la mossa a cui stai pensando, prima verifica bene a quale risultato ti porterebbe giocare le mosse forzanti che hai a disposizione”.

Mettiamo che il Bianco voglia seguire il nostro consiglio e quindi si chieda “Quante sono le mosse forzanti che ho a disposizione?”. La risposta è 3:

-         una è exf7+, già analizzata in precedenza;

-         un’altra è De7+, ma il Nero può giocare Rxe7, dopodichè il Bianco ha scarsissime possibilità e perde;

-         l’ultima mossa è Dxd8+ (la Donna “kamikaze”), cui il Nero è costretto a rispondere forzatamente con 1. … Rxd8. E ora? Può il Bianco continuare a giocare mosse forzanti? Ricordiamoci che la minaccia del Nero è sempre pronta a concretizzarsi, e in più il Bianco ha sacrificato la Donna per una torre. A nulla porterebbero ora 2. e7+ oppure 2. Aa5+, ma giocando invece l’altra mossa forzante 2. Af6+ il Nero è costretto di nuovo a rispondere forzatamente con 2. … Re8, cui segue 3. Tc8#, ovvero il matto! E’ proprio vero il famoso detto “Se trovi una buona mossa, cercane una migliore!”.

Il Bianco ha così trovato una combinazione di matto partendo da 1. Dxd8+, seguendo unicamente una semplice regoletta ovvero limitandosi solo a considerare preliminarmente le mosse forzanti che aveva a disposizione (cioè 3 mosse a fronte delle 38 mosse legali possibili).

L’analisi preliminare delle mosse forzanti può essere pertanto in molti casi un esercizio ben ripagante, e soprattutto in posizioni nelle quali sono presenti possibilità combinatorie. In aggiunta tale esercizio, oltre all’effetto di far risaltare mosse che altrimenti sarebbero state trascurate a priori (quale giocatore di basso livello penserebbe di dover sacrificare la Donna?!), non richiede nemmeno uno sforzo di calcolo delle possibili varianti elevato perché tra mosse forzanti e mosse forzate il numero complessivo di possibilità (le famose diramazioni dell’albero delle varianti) è drasticamente ridotto.

 

L’esempio proposto dovrebbe aver evidenziato che un’idonea riflessione e una capacità mentale libera da pregiudizi possono di gran lunga aiutare il giocatore di scacchi nell’effettuare le giuste valutazioni nel momento in cui si trova a dover decidere la mossa da giocare. La ricerca della mossa migliore (“best move”) è una sfida continua cui il giocatore deve però avvicinarsi con una preparazione mentale adeguata, pronto a porsi le giuste domande preliminari e a sforzarsi di fornire le idonee risposte: solo così egli potrà esaminare in modo aperto le possibilità insite in una data posizione, solo così potrà individuare la mossa che in quel momento la scacchiera richiede che venga giocata. (...)

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