Precisione e sangue: una ressurezione?
(quattro partite per tornare umano)
Atto I – Caduta
La disfatta comincia come tutte le vere tragedie: non con un errore, ma con una sensazione.
Mi sentivo lento. Non "oggi sono lento" — no, ontologicamente lento. Come se muovere un alfiere implicasse attraversare il catasto. E intanto lui, tama911, correva. Non giocava: pattinava. Io aprivo con 1.d4 sperando in un attacco indiano, lui rispondeva come se stesse sbucciando una banana.
Ho perso per tempo. Ma non è vero: ho perso per identità. Avevo il punteggio a 210, e quando ho visto scendere il cronometro a zero ho pensato solo: "Certo, giusto così."
Precisione: 90.3 – eppure sembrava di stare affogando in un bicchiere d’aria. Come se la scacchiera, perfettamente risolta, fosse un sarcofago intarsiato.

Atto II – Frattura
O la va, o la spacca. Questa non è una partita, è una fuga. Gioco con l'aria di uno che si è appena liberato dal cofano di un'auto e non sa dove correre.
Precisione 56.1 — che non è nemmeno sufficienza, è un alibi informatico.
Ma vinco. Per tempo. Lui ci mette troppo a capire che non ho idea di cosa sto facendo, e nel frattempo si scorda di muovere.
Alla fine guardo il punteggio: 211. Meglio di prima. Ma dentro sono ancora il sopravvissuto di una catastrofe interna.

Atto III – Riscatto
La partita non comincia male. Per una volta i pezzi mi obbediscono.
Gioco con prudenza, non con paura. E questa è già una rivoluzione copernicana. Ho ancora l'incubo di tama911 nei polpastrelli, ma provo comunque a dettare qualcosa. Una piccola idea qua, un cambio donna là.
Precisione: 73.0
Vittoria per tempo, sì. Ma in equilibrio, senza vergogna. Come se la scacchiera avesse deciso di non giudicarmi, solo di osservare. E io ho resistito allo sguardo.

Atto IV – Rinascita
Questa è la partita in cui ho ricordato di essere un giocatore. Non uno bravo, ma uno vivo. Attacco sul centro, cavallo ballerino, minacce minime che diventano valanghe.
E poi, il regalo. Lui, con Qc5??, mi porge il collo. Io non sbaglio: e6. Lui apre la gola, io preparo il colpo. Poi arriva Qxf8+ — chirurgica, inevitabile, la zoccolata del cavallo, come un homerun che parte da f8.
Vinco per tempo. Ma stavolta, avevo il matto nel cassetto.
Olipop è solo l’ultimo ad arrendersi, non il primo a battermi.
Precisione: 76.3
Nessuna celebrazione, ma una specie di pace. Il tipo di silenzio che senti dopo aver camminato scalzo su un campo minato… e non esser saltato in aria.

Epitaffio di giornata:
Si può perdere bene e vincere male. Ma solo quando perdi male, e poi vinci bene — sai che stai tornando umano.