Introduzione alle mie rubriche del venerdì
Ciao a tutti! È un onore e un piacere essere il nuovo editorialista del venerdì per Chess.com. Gli scacchi e la scrittura sono due delle mie più grandi passioni e sono molto felice di poterle unire su base settimanale. Non vedo l'ora di iniziare ad analizzare partite e ad affrontare questioni di attualità degli scacchi moderni, ma penso che sia opportuno un articolo introduttivo.
I miei primi ricordi legati agli scacchi sono abbastanza vividi. Ricordo di aver imparato le regole del gioco da mio fratello a sei anni, e di aver perso partite su partite sempre nello stesso stile (1.e4 a5 2.Ac4 a4 3.Df3 e a questo punto provavo quasi tutte le mosse possibili in quella posizione tranne 3...e6 o 3...Cf6). Ogni giorno, dopo la scuola, correvamo al piano di sopra, sistemavamo i pezzi e giocavamo per ore e ore.
All'inizio gli scacchi non erano che un piacevole passatempo, ma a mano a mano che miglioravo e che le nostre partite diventavano sempre più competitive, i Lego e il Monopoli iniziavano a sembrarci abbastanza noiosi in confronto. Nel fine settimana, mio padre ci leggeva una traduzione in russo de I fondamenti degli scacchi di Capablanca, e io ero stregato da ogni parola. Gli scacchi sono un mondo inesplorato, una guerra senza sangue, una sfida mentale e psicologica infinitamente complessa. In parole semplici, ne ero incantato.

La chiave del mio successo iniziale risiedeva nella natura dei miei primi studi sugli scacchi. Quando ero ancora un giocatore di classe C (N.d.T: un "giocatore di classe C" ha un punteggio Elo tra i 1400 e i 1599, secondo la Federazione Scacchistica Statunitense, mentre la Federazione Scacchistica Italiana segue un criterio diverso per le classi di punteggio) avevo già letto Il mio sistema, I fondamenti degli scacchi, il Manuale degli scacchi di Lasker e Zurigo 1953 di Bronstein. Certo, la mia conoscenza delle aperture era scarsa, ma le mie basi sugli scacchi erano solide. Ecco un esempio calzante:
Il mio "sacrificio posizionale" a mossa 16 era facilmente rifiutabile, ma questa partita mi ha comunque insegnato una lezione cruciale: indipendentemente dalla conoscenza delle aperture e dalla visione tattica, la comprensione posizionale e la tecnica nei finali ti porteranno molti, molti punti in più.
Dopo essere diventato un Esperto (N.d.T: un "Esperto" ha un punteggio Elo tra i 2000 e i 2199, secondo la Federazione Scacchistica Statunitense) a febbraio 2006, ho incontrato il mio primo grande ostacolo. Il 2004 e il 2005 sono stati anni d'oro: ho vinto due Nazionali, fatto salire il mio Elo di 200 punti, ed ero convinto che la scalata verso il titolo di Maestro Nazionale e oltre sarebbe stata tanto semplice quanto battere Denver al Superbowl (forse chi non è appassionato di sport dovrebbe dimenticarsi della mia rubrica qui e ora!).
Dopo aver annaspato intorno ai 2050 per sei mesi, ho finalmente individuato il mio principale punto debole: la mia comprensione posizionale era gravemente carente. Certo, la mia conoscenza del concetto di blocco, dell'eccessiva protezione e dei sacrifici di qualità era sufficiente per portarmi a un certo livello, ma Caissa non premia la pigrizia! Cavalcando l'onda del successo, ho spostato la mia attenzione sulle bullet online e su divertenti esercizi di tattica, dimenticandomi completamente dell'allenamento posizionale e del lavoro in apertura.
Nel settembre del 2006 ho aperto un quaderno bianco e ho iniziato a registrare il mio lavoro posizionale. L'obiettivo finale era di produrre un diario di oltre 250 pagine sul miglioramento posizionale, il che sembrava piuttosto ambizioso, da parte di un ragazzino di dieci anni senza i denti davanti, ma ero determinato. Immergendomi nella scrittura e lavorando per un obiettivo chiaramente definito, non solo ho visto un miglioramento significativo nei miei risultati scacchistici, ma ho anche capito cosa significa studiare veramente gli scacchi. La partita seguente, giocata nel novembre 2006, mi ha convinto che non stavo scrivendo invano.
Il culmine dei miei sforzi è arrivato nel novembre successivo, quando ho vinto il Campionato del Mondo Giovanile di Scacchi Under 12 ad Antalya, in Turchia. In poche parole, ero in forma strepitosa: non c'era posizione che non fossi in grado di vincere, nessun avversario che intaccasse la mia fiducia e nessuna opportunità che non riuscissi a cogliere al volo. Non avevo mai provato prima un tale "sballo cerebrale naturale", come lo definisce il GM Walter Browne nella sua autobiografia. Ho concluso il torneo con nove vittorie, un pareggio e una sconfitta: Antalya è stata un'esperienza surreale che non dimenticherò mai!
Una volta tornato a casa, ho completato il mio "diario" e ho deciso di trascrivere il manoscritto scritto a mano. Era sempre stato il mio sogno scrivere un libro sugli scacchi e non vedevo alcun motivo per credere che altri giocatori non avrebbero potuto trarre beneficio dalle mie esperienze di apprendimento. Inoltre, digitalizzare il manoscritto (dato che avevo affrontato i concetti posizionali uno per uno, era già diviso in capitoli) mi ha permesso di percorrere la stessa strada che mi aveva portato fuori dalla crisi un anno prima. Le mie partite non erano più una questione di tutto o niente; certamente, continuavano a verificarsi errori posizionali e errori infantili, ma ho iniziato a superare costantemente i miei avversari sia sul fronte tattico sia su quello posizionale.
Per la seconda volta nella mia carriera scacchistica, sono passato dallo zenit al nadir in un istante. Dopo aver raggiunto i 2382 punti Elo FIDE (nell'ottobre 2008) e aver sfiorato le norme da IM in diversi tornei, ero totalmente fiducioso nella mia capacità di assicurarmi il titolo di IM entro un anno. Anche il mio ego è cresciuto a dismisura: ho iniziato a tenere un "IM Watch" (aggiornamenti dei punti Elo e delle norme richieste per ottenere il titolo) e sono diventato incredibilmente svogliato nello studio scacchistico. Ovviamente, col senno di poi, tale ingenuità appare inspiegabile, ma ero semplicemente troppo pieno di me stesso per studiare! Ho ottenuto risultati vergognosi al Campionato del Mondo Giovanile del 2008 a Vung Tau, in Vietnam, e a gennaio 2010 il mio punteggio era sceso in modo devastante, di ben 50 punti.
George Bernard Shaw una volta disse che "chi non è in grado di cambiare idea non è in grado di cambiare nulla". Sarei tentato di dire che mi sono svegliato una piovosa domenica mattina e ho deciso di ascoltare il suo avvertimento, ma il processo di guarigione è stato molto più lento e doloroso. Alla fine sono giunto a una conclusione interessante e forse controversa: a volte è fondamentale cercare motivazione e fiducia non solo nella propria curva di miglioramento generale, ma anche nelle singole partite. Lo illustrerò con un esempio.

Nel luglio 2009 ho partecipato al torneo LCT Open a Leida, nei Paesi Bassi. Nel quinto turno sono riuscito a sconfiggere il GM ucraino Yuri Vovk con una combinazione brillante nel mediogioco. È stata la mia prima vittoria contro un grande maestro e, sebbene l'euforia iniziale sia stata spazzata via da due dolorose sconfitte nei turni successivi, è rimasta una scintilla di ispirazione. Qualche mese dopo, ho rivissuto quella fugace euforia, una sensazione di fiducia breve ma intensa. Naturalmente, ho analizzato a fondo le cause oggettive del mio calo, ma ho anche notato una letargia generale che permeava quasi tutte le mie partite. Lentamente ma inesorabilmente, ho iniziato a riscoprire lo splendore che pervadeva le mie partite del 2006 e del 2007. Forse allora ero un giocatore più debole, ma ero anche più determinato ed energico. Non mi concentravo più sull'applicazione meccanica dei concetti alle mie partite e sul calcolo della variazione del mio punteggio dopo ogni vittoria o sconfitta, ma piuttosto sulla creazione, come dicono i russi. In un solo torneo, il Golden State Open del 2010, ho prodotto due combinazioni di cui sono orgoglioso ancora oggi. Eccone una:
Il titolo di IM sarebbe arrivato presto. Il mio primo libro, Mastering Positional Chess, venne pubblicato da New in Chess a marzo 2010, e ottenni la mia prima norma da IM quattro mesi dopo, al First Saturday di Budapest, in Ungheria. La seconda e la terza norma arrivarono poco dopo, al Groningen Chess Festival nei Paesi Bassi, e al Berkeley International in California. All'inizio del 2011 ero finalmente un Maestro Internazionale.
Il percorso di due anni e mezzo verso il titolo di Grande Maestro non è stato meno insidioso, ma un po' meno movimentato. Anche se il mio punteggio è rimasto costante per la maggior parte del tempo, sentivo di migliorare dopo ogni torneo. Il salto da IM a GM non ha richiesto cambiamenti significativi: dovevo eliminare alcuni punti deboli evidenti nel mio gioco, ma non ho mai dubitato della mia capacità di superare gli ostacoli. Come ho capito, il duro lavoro non garantisce il successo immediato; il miglioramento è un concetto piuttosto amorfo e a volte i minimi cambiamenti nella propria mentalità o nel proprio stile di gioco possono portare a enormi risultati già nel torneo successivo!
Ad aprile 2013 ho ottenuto la mia seconda norma da GM posizionandomi al primo posto ex aequo all'Open di Philadelphia, ma non posso certo attribuire questo successo a un intenso lavoro scacchistico (ho preso l'aereo per Philadelphia subito dopo una verifica di matematica a scuola!). Ho semplicemente rafforzato il mio repertorio di aperture con entrambi i colori e sono diventato un po' più aggressivo. Piccoli miglioramenti, lavoro di apertura qui, lavoro di finale là, potrebbero richiedere mesi per manifestarsi sulla scacchiera, ma nessun lavoro è mai inutile.
Dopo aver vinto il Campionato Giovanile Chiuso degli Stati Uniti nel luglio 2013, mi sono recato in Spagna per partecipare a due grandi tornei open. Grazie a una prestazione solida (al Vila de Benasque Open, lo stesso torneo in cui avevo ottenuto la mia prima norma da GM due anni prima), sono diventato Grande Maestro. È sempre molto piacevole realizzare il sogno di una vita (una dichiarazione sbalorditiva, lo so), ma spero che la mia ascesa sia solo all'inizio. In generale, non mi piace fissare obiettivi rigidi: cercherò semplicemente di fare del mio meglio per continuare a crescere!
Concludo con una delle mie migliori partite fino ad oggi, giocata lo scorso agosto a Riga, in Lettonia. Spero che sia una degna rappresentazione del mio credo scacchistico: non sono un giocatore tattico o posizionale, credo che entrambi gli aspetti del gioco, come lo yin e lo yang, siano indissolubilmente legati tra loro.
Dopo aver parlato con l'IM Danny Rensch, ho deciso che i miei primi dieci o quindici articoli tratteranno la capacità dei giocatori forti di infrangere con successo i principi generali degli scacchi. Come fanno i Grandi Maestri a sapere quando è lecito indebolire una casa o lasciare un pezzo non sviluppato? Quando possiamo muovere un pezzo due volte in apertura? Cercherò di spiegare, sia verbalmente sia analiticamente, come conciliare le regole d'oro della propria formazione scacchistica con la necessità di concretezza degli scacchi moderni. Addio, ma solo fino a venerdì!
MATERIALE DI STUDIO CORRELATO
- Leggere la Parte 1 della serie The Power of Positional Chess dell'IM Jeremy Silman;
- Dare un'occhiata a Build Your Technique del mentore scacchistico Thomas Wolski;
- Guardare il video del GM Alex Lenderman: Stay Hungry - Part 3: Never Give Up Without a Fight!;
- Affinare la propria tattica!