Scacchi: guerra di pezzi o lotta politica? (prima parte)

Trapwithz
Trapwithz
Apr 20, 2016, 8:50 AM |
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Era il 20 Luglio 1924; il mondo si avviava verso una nuova forma di gestione delle masse. In Italia, in Germania, nella da poco costituita Unione Sovietica e nei nuovi Paesi sorti dalla caduta degli imperi asburgici si andava concretizzando quella che sarebbe stata definita l’età dei totalitarismi, finanche nei Paesi democratici si venne creando un clima diverso in cui lentamente gli Stati sempre di più andavano a dirigere e indirizzare le associazioni della società. Ovviamente lo Sport con tutta la retorica politica che ne conseguiva non ne era esente. Proprio quel giorno a Parigi varie associazioni nazionali decisero di costituire la Fide, in un’ottica diversa dal teso clima di quegli anni; il motto che fu trovato per la neonata federazione fu: “gens una sumus” (siamo una sola famiglia) volendo rimarcare come gli scacchi e i suoi processi di pensiero fossero capaci di abbattere le barriere linguistiche, culturali e persino politiche. 

La prima guerra mondiale aveva messo fuori gioco diversi contendenti per la rincorsa al titolo mondiale: Lasker, Rubinstein, Bogoljubov, e aveva ritardato l’ascesa al trono di Alekhine. Capablanca che era rimasto lontano dalla guerra appariva invincibile, anche se non sembrava avere rivali credibili in quel dato momento storico. 

Lo sfidante al titolo di campione del mondo non doveva passare attraverso dei cicli; anche i tornei internazionali non seguivano criteri di selezione, lasciando alle federazioni nazionali la possibilità di decidere quali giocatori mandare. Fu negli anni trenta che la politica entrò prepotentemente nel mondo degli scacchi. 
Precursore di questa nuova politica fu l’Unione Sovietica che addirittura pose il commissario del popolo Krylenko, capo del KGB, che aveva partecipato alla stesura del codice penale sovietico, alla supervisione sulla federazione di scacchi sovietica. Krylenko elaborò il concetto fondante della giurisprudenza sovietica: “il principio di corrispondenza dei fini”. La pena nel mondo sovietico non poteva avere una funzione retributiva (pagare un male commesso con un male proporzionale) come nel mondo europeo. La funzione retributiva (secondo Pasukanis riassunta col latino: ”do ut des”, cioè ”dare per avere”) è adatta ad una società mercantilista e quindi adatta agli europei ma non ai sovietici.

Secondo la nuova teoria, invece, il giudice doveva valutare il reato non tanto secondo la sua gravità “retributiva” (es. un omicidio “vale” più d’un furto) ma secondo il grado di pericolosità verso il fine ultimo, cioè la tutela del comunismo: maggiore è la pericolosità per la sopravvivenza della rivoluzione e del predominio del partito maggiore sarà la pena. Politicamente significò reprimere comportamenti non consoni alla nuova ideologia in modo totalmente discrezionale. Cosa centra tutto questo con la FIDE? Apparentemente nulla, ma se Bronstein avesse avuto la possibilità di giocare in tornei internazionali e partecipare ai tornei dei candidati probabilmente sarebbe stato un competitore più insidioso di quello che nei fatti è stato. Non fu certamente l’unico scacchista cui la politica tarpò le ali. Forse la figura più tragica resta quella dell’estone Keres: nel 1938 dopo aver vinto il fortissimo torneo AVRO, sembrava essere lo sfidante più probabile di Alekhine al titolo mondiale. Ma arrivò la guerra a compromettere tutto. 
L'Estonia venne occupata dai nazisti e liberata dai Sovietici, Keres visse in profonda povertà, costretto a partecipare a volte a tornei organizzati dai nazisti. Mentre il suo grande rivale Botvinnik venne stipendiato e mandato in una località periferica per allenarsi e preservare il talento che avrebbe al meglio espresso il proletariato nell'elitario mondo degli scacchi. 
In ogni caso Alekhine morì senza aver rimesso in palio il titolo mondiale e la Fide per la prima volta si trovò ad avere un ruolo decisivo per organizzare la sfida per il titolo mondiale. Fu di fatto organizzato un torneo tra i più forti contendenti dell’epoca: Botvinnik, Keres, Flohr, Reshevsky, Euwe e Reuben Fine che rifiutò però di partecipare al torneo di Mosca. Il torneo vide il trionfo di Botvinnik, ma proprio qui si addensa qualche ombra. E' vero che Botvinnik espresse un livello di gioco eccezionale, ma pare che il gioco di Keres venne limitato dalle pressioni dell’apparato sovietico. Keres arrivò secondo in ben cinque tornei dei candidati, senza mai poter partecipare al titolo mondiale.
Michele Radatti