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Bobby Fischer Vince Una Brillante Partita Caotica: Partita 13

Bobby Fischer Vince Una Brillante Partita Caotica: Partita 13

NathanielGreen
| 33 | Partite spettacolari

La partita numero 13 si è rivelata la più caotica, bizzarra ed epica di quello che fu un match già di per sé caotico, bizzarro ed epico, il match del Campionato del Mondo del 1972. Cominciando dalla comparsa della Difesa Alekhine in apertura, per arrivare alla strana posizione di finale che ne ha chiuso il sipario, con tre pedoni che surclassano un pezzo minore alla mossa 74, non c'è nulla di questa partita che possa essere considerato tipico. Alla fine di questa giornata, il match poteva considerarsi a tutti gli effetti, ma non ufficialmente, deciso.

Prima di questo turno il match aveva già raggiunto il giro di boa con un vantaggio del GM Bobby Fischer sul GM Boris Spassky per 7-5 (cinque vittorie a tre, con quattro patte). Per la prima volta dalla sconfitta a forfait di Fischer al secondo turno, però, l'inerzia era a favore di Spassky: aveva vinto l'11esima partita con il Bianco, pareggiato la 12esima con il Nero, ed ora si trovava di nuovo con il Bianco nella 13esima.

Una seconda vittoria di fila di Spassky con il Bianco avrebbe davvero messo in difficoltà Fischer, ed anche una patta sarebbe stato un risultato solido per Spassky: considerato il suo status di campione uscente, se il match di 24 partite fosse terminato 12-12 allora avrebbe mantenuto il titolo; c'era ancora abbastanza tempo prima della fine, dunque avere uno svantaggio di soli due punti sarebbe stato comunque un successo. 

Quando la partita fu aggiornata la patta sembrava sicura. Fischer rimase sveglio tutta la notte tentando di trovare la vittoria, ma senza successo; i secondi di Spassky erano ugualmente certi che non fosse rimasto più nulla per cui lottare.

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Fischer che analizza un'altra partita in un altro momento, ma che appare ugualmente un po' stanco. Foto: Alamy.com.

Nonostante tutto ciò e la realtà obiettiva della situazione, le posizioni sbilanciate pongono comunque dei problemi. Non si trattava di un finale simmetrico di alfiere contro alfiere, e come dimostrato da Fischer nella prima partita del match, persino quelle situazioni così semplici possono finire in maniera inaspettata.

La posizione si stava facendo sempre più assurda con il passare delle mosse, quell'11 agosto 1972: Fischer si trovò con tre e poi quattro pedoni per un alfiere, mentre Spassky intrappolò la torre di Fischer. Anche se la posizione rimaneva pari, era quasi possibile prevedere che qualche bullone sarebbe saltato. E fu quello che successe, quando Spassky commise una svista alla mossa 69: costretto a lasciar libera la torre di Fischer e a perdere il suo ultimo pedone durante il processo, cinque mosse più tardi Spassky dovette abbandonare.

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Questa è la mia partita preferita del match, una battaglia titanica con sprazzi di bellezza in tutte e tre le fasi. Un'apertura esotica, nella quale ancora una volta Fischer si supera per sorprendere la formidabile squadra sovietica; un mediogioco con squilibri materiali, che mettono in evidenza i due stili di gioco: Fischer, con il suo stile dritto al punto, e Spassky, il giocatore d'iniziativa per eccellenza; e il finale, la parte migliore! Raramente una partita di scacchi è bella e ben giocata come in questa chiusura: cinquant'anni dopo, ancora il computer approva le analisi fatte da Fischer, Spassky e la squadra sovietica. Dopo tanta contesa, la partita termina all'improvviso dopo un errore importante, a dimostrazione del fatto che persino i grandi giocatori sono umani. Come in un film di tre ore o in un romanzo di mille pagine, non tutti i momenti sono perfetti, ma quel che importa è l'impressione che lascia nel suo complesso. Questa è una partita da guardare, rivedere e apprezzare.

Nonostante le caratteristiche inusuali del finale, tutti concordano sul fatto che questa è una posizione difendibile, e anche Spassky era d'accordo. Rimase alla scacchiera a lungo dopo che Fischer se n'era andato, tentando di capire cosa fosse appena successo.

Fu un peccato per Spassky, non solo perché il match era a quel punto virtualmente andato, ma anche considerato quanto bene avesse giocato per tenere la parità così a lungo. Il motore di Chess.com attribuisce a Spassky un gran totale di 16 gran mosse, 15 delle quali giocate tra la 42esima e la 62esima mossa: si tratta di mosse che il computer considera uniche in una certa posizione.

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Nessuno dei due campioni giocò perfettamente, ma Fischer vinse la lotta di resistenza e sfruttò l'errore finale di Spassky.

In ogni caso, nientemeno che il GM Mikhail Botvinnik rimase impressionato dalla partita di Fischer, definendola il suo "più alto traguardo creativo" (secondo il GM Andy Soltis).

Cosa più importante per Fischer, dopo questa maratona il punteggio cambiò in 8-5, quando mancavano 11 turni. Avrebbe potuto iniziare a giocare in "difesa preventiva", evitando errori catastrofici, e il match sarebbe stato nelle sue mani. Ed effettivamente evitò questo tipo di errori: le sette partite seguenti finirono tutte patte.

A Fischer aveva a quel punto a disposizione quattro partite per acquisire il solo, misero punto che gli mancava per ghermire la corona. Ci rivedremo per quella puntata.


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